PORTO DEGLI INFRESCHI

Il nome di Infreschi, che nelle carte nautiche del XII secolo appare con la più antica grafia di L'Anfrsca, si ritiene possa rappresentare la corruzione di Amphorisca, nome dato in epoca romana al luogo dove veniva cavata l'argilla per la fabbricazione di manufatti fittili, la cui produzione è tutt'oggi un'arte tipica e rinomata della non lontana Camerota.
Attorno al porto naturale ebbero vita insediamenti umani fin dalla preistoria. Nel 600, proprietà del marchese di Camerota, v'erano un frantoio con annesso magazzino ed una taverna, microcosmo di attività primarie, secondarie e terziarie sviluppatesi per l'amenità del luogo e la favorevole posizione.
Il grande, accogliente bacino dalle tranquille acque protette dai venti di ogni direzione, vero rifugio di naviganti guardato dalla Torre del Frontone posta a sentinella dell'ingresso, dà a chi vi giunge una immediata sensazione di sicurezza, di calma, di riposo.
Sulla sinistra si trova una spiaggia discretamente ampia, dove funziona un piccolo e folkloristico posto di ristoro. Poco più in alto la Cappella di S. Lazzaro. Sul fondo della baia si apre sull'acqua un'ampia grotta, dove è possibile entrare anche con piccole imbarcazioni ed inoltrarsi per una quindicina di metri. L'acqua è chiarissima e fresca per la presenza di polle sottomarine. Le sfumature del calcare dolomitico variano dal bianco al giallo degli strati esterni sino ai delicati colori rosati e grigi dell'interno, con cui contrasta il vivace verde smeraldo della flora del fondo. I nuotatori, anche se di non grandi risorse, indossata una semplice maschera, potranno godersi il delizioso mondo sottomarino, ricco di anfratti, piccole grotte, sorgenti, che si trovano a sinistra e a dritta della grotta.

(Testo: Da Scario agli infreschi. Guida ad una costa dolomitica - L. Colombo, A. Guzzo)